La storia della graffetta rossa e il potere dello scambio e del dono.

Il potere dello scambio e del dono.

Breve saggio sull’economia del riuso.

Ricordate la sua storia? Era il 2005 e lui si chiamava Kyle. Viveva ancora con i genitori. Era un disoccupato canadese di 26 anni alla disperata ricerca di una casa dove andare a stare per conto suo, almeno per un anno. Le tasche dei suoi pantaloni erano più vuote dell’ultima corsa del metrò e dietro la sua scrivania tra riviste rock di due anni prima, un paio di vinili che aveva provato a vendere senza successo al mercato delle pulci spuntava solo una “graffetta” gigante.

E come spesso accade quando si è disperati e affamati a Kyle venne un’idea geniale: provare a scambiare quella inutile graffetta rossa gigante con qualcos’altro in un crescendo di valore fino all’agognata casa. Ed ecco che in un fiorire di scambi e regali, complice un sito internet dedicato alle donazioni e al baratto, Kyle vide trasformarsi tra le sue mani, la sua graffetta gigante prima in una penna a forma di pesce, poi in un pomello colorato, un forno da campeggio, un piccolo generatore di elettricità, un barile di birra, un gatto delle nevi e così via … fino ad arrivare, nel corso di dieci mesi, al sospirato contratto di affitto annuale!

Quello che è inutile per noi, può essere importante per altri

Una piccola storia che ci racconta l’importanza che può avere per altri, quello che per noi è solo inutile, superfluo e degno della cantina se non dell’inceneritore.

Quanti di noi hanno infatti oggetti in casa di varia natura inutilizzati che potrebbero essere scambiati con qualcosa di cui hanno bisogno? Centrotavola in ceramica della nonna nascosti in qualche armadio da scambiare con dei vecchi LP in vinile di Battisti? Una lavatrice che funziona ancora ma è un po’ rumorosa? E quel televisore che è solo troppo piccolo per il nostro salone? Per non parlare del divano letto che era stato comprato per la suocera prima del divorzio! E se, meglio ancora, donassimo senza la necessità di avere qualcosa in cambio? Avete presente un triciclo? Chi di noi non ha almeno un triciclo in cantina? Eppure i nostri figli vanno quasi all’Università, ma noi … niente. Il triciclo lo lasciamo invecchiare in cantina e solo quando è bello impolverato, arrugginito e inutilizzabile … decidiamo di ficcarlo a forza nel buco della plastica del cassonetto. Sbagliando ovviamente. Perché forse il triciclo è un rifiuto ingombrante e nel cassonetto proprio non ci deve andare.  

Anzi, per chi non volesse sbagliare mai ricordiamo che esiste una eccellente funzione della nostra applicazione Riciclario “Il Dizionario dei Rifiuti” che è possibile consultare scorrendo l’elenco o utilizzando la funzione “cerca termine” per ricevere indicazioni dettagliate sulle modalità di conferimento di ogni rifiuto. Anche del nostro vecchio triciclo …

Scambio o dono? L’importante è gettare il meno possibile

Dicevamo? Abbiamo cantine piene, scaffali ricolmi, soffitte sature di oggetti, di “cose” e tra quelle che per noi sono solo cianfrusaglie si nascondono oggetti preziosi. Preziosi due volte.

Preziosi una prima volta perché quando doniamo qualcosa creiamo relazioni positive andando a soddisfare direttamente i bisogni di qualcun altro, trasformiamo in realtà un desiderio, facciamo comunicazione e comunità. Contento non solo chi dona ma anche chi riceve qualcosa consapevole che prima o poi un’esigenza simile potrebbe toccare a lui. Abbigliamento in ottimo stato ma demodé, libri mai aperti, mobili e soprammobili da ripensare, collezioni abbandonate, attrezzi ginnici ed elettrodomestici ancora funzionanti. Quanti desideri possiamo esaudire svuotando un ripostiglio?

Preziosi una seconda volta. Perché quando doniamo qualcosa che non usiamo più, creiamo un ritorno tangibile per l’ambiente in cui viviamo. Donare qualcosa invece che gettare via riduce sicuramente la velocità con cui quelli che per noi sono solo rifiuti arriveranno in discarica, ma soprattutto contribuiremo ad un minor consumo di risorse necessarie a produrre quel bene ex novo.  E’ un dono ma al tempo stesso un baratto: stiamo donando qualcosa e contemporaneamente scambiandolo con una migliore qualità della nostra vita.

C’è chi ha dato un nome e una dignità a questa attitudine, a questa filosofia di vita. L’hanno chiamata “economia del dono”, che come ci ricorda wikipedia è “una forma di scambio economico basata sul valore d’uso degli oggetti e delle azioni”. L’economia del dono è sempre esistita e forse è stata la prima vera economia.  Con il dono che svolge una vera funzione sociale, un concetto più qualitativo che quantitativo, qualcosa di includente piuttosto che escludente. Qualcosa che sta diventando anche una esigenza in un momento in cui la crisi economia morde più forte.

Dono, scambio, riuso. Alcune iniziative in Italia

Uno dei modi in cui questa economia-filosofia si esprime è sicuramente il concetto di riuso (da non confondere con il termine riciclo). E tante sono le iniziative organizzate da associazioni, privati e piccoli e grandi Comuni d’Italia. “Festa del dono e del baratto” a Bologna, il progetto “Prisca” a Vicenza, il “Chianti Wasteless” per chi deve svuotare la sua cantina, e per noi che abbiamo radici in Puglia la manifestazione  promossa dalla SERVECO srl in collaborazione con l’Amministraziuone Comunale di Crispiano e le associazioni Proloco Crispiano denominata “Festa del Dono e del Baratto” … questi solo per citarne alcuni. (fonte). Dal riuso nascono quindi non solo buone pratiche ma anche mercatini e professioni, dove la capacità di organizzare la raccolta di materiale dismesso e di comprenderne le potenzialità di ulteriore utilizzo rappresenta la base dell’attività. 

E sono altrettante in Italia le iniziative che nascono per diffondere la cultura del riuso, iniziative che possono consolidare la responsabilità personale, rispetto alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti, attraverso la messa in campo di buone abitudini con innumerevoli benefici, sia ambientali sia economici per l’intera collettività. Ci sono i raduni di mamme armate di culle, seggiolini per auto, passeggini, lettini, carrozzine, arredamento per camerette e abbigliamento prémaman che oramai hanno i figli maggiorenni  … e poi ci sono i Comuni quelli che mettono al centro delle loro iniziative la creazione dei centri per il riuso magari dentro o in prossimità delle discariche, accendendo una cultura imprenditoriale capace di creare valore dagli scarti dei processi produttivi.

In altri Comuni ancora più virtuosi si organizzano le Feste del Riuso dove si mettono in pratica anche servizi di prestito di vicinato, noleggio, assistenza, uso condiviso non solo di autoveicoli o biciclette ma anche lavatrici, lucidatrici, cucine. Luoghi di scambio, baratto, regalo, senza transazione di denaro dove tutti, ad iniziare dagli Amministratori, dai Sindaci, sono consapevoli che per produrre, assemblare, distribuire qualsiasi tipo di bene materiale si deve consumare energia, risorse naturali, acqua e aria pulita. E che queste risorse vanno tutelate.

Un modello di pensiero che in Italia per fortuna esiste già visto che siamo un Paese di artigiani che hanno sempre considerato la cultura della riparazione come parte integrante del loro lavoro. L’economia del riuso che “prolunga la vita dell’oggetto” è in crescita e ha prodotto una ricchezza di 19 miliardi nel 2016, un miliardo in più rispetto al 2015, che corrisponde a quasi 1 punto di Pil, come rivela una ricerca di un noto centro per analisi di mercato.

Il riuso è anche una fetta importante della cosiddetta circular economy un modello di sviluppo e crescita che produce valore grazie a un virtuoso e sinergico riutilizzo delle risorse (materie prime, energia, spazio, tempo, momenti di consumo), generando evidenti impatti positivi dal punto di vita ambientale, sociale e economico, oltre a costituire un vantaggio competitivo per quelle aziende che sanno applicarlo in maniera sistemica e strategica.

E non si può far finta di nulla. Un monito ci arriva anche dal Global Footprint Network che ci dice che l’anno scorso l’Earth Overshoot Day (Giorno del sovrasfruttamento) è caduto il 2 di agosto: ciò significa che entro quella data abbiamo consumato completamente il budget di risorse naturali a disposizione del pianeta per l’intero anno.

Alcuni consigli pratici per attivare circoli del riuso anche nel tuo Comune

Ma cosa possiamo fare noi cittadini concretamente per mettere in pratica questo modello di sviluppo? Cosa possono fare gli amministratori dai piccoli ai grandi Comuni italiani per diffondere la politica del riuso? Esiste una soluzione a costo zero che le amministrazioni comunali possono adottare per incentivare il riuso? La risposta è nelle nostre tasche. Quelle dove abbiamo lo smartphone. Grazie all’applicazione Riciclario oggi anche il riuso è alla portata di tutte le amministrazioni che lo desiderano. A costo zero.

L’App Riciclario è, come sapete, uno strumento gratuito per i cittadini che i Comuni, i Sindaci e gli Assessori possono offrire ai residenti a sostegno della corretta raccolta differenziata dei rifiuti.  Un servizio innovativo per ottimizzare i costi nella gestione dei servizi di raccolta dei rifiuti, consegnare ai cittadini le giuste informazioni sulla raccolta differenziata e comunicare con loro. Ma non solo. Riciclario contiene la “Bacheca del Riuso” che consente al cittadino di pubblicare uno o più oggetti e cederli a chi è interessato a riutilizzarli, contribuendo così alla riduzione della produzione dei rifiuti.

Il suo uso è tanto semplice quanto utile. Basta aprire l’applicazione, entrare nella bacheca, scattare una foto, compilare i dati richiesti come la categoria dell’oggetto e magari qualche dettaglio e in un solo click il vostro oggetto verrà pubblicato in bacheca. Se c’è un utente nel vostro Comune interessato al vostro oggetto (una bicicletta, un passeggino, un tavolo da campeggio e così via …) sarete ricontattati direttamente dall’utente interessato e insieme a lui programmerete comodamente la consegna. Per evitare annunci incongruenti e spam il sistema Riciclario, segue automaticamente anche un iter di approvazione prima della pubblicazione.

Tutti gli utenti alla ricerca di qualcosa possono d’altro canto, selezionare un’area e una distanza massima (fino a 200km) in cui visualizzare gli annunci così magari da vedere se nel loro Comune o nei Comuni limitrofi c’è qualcuno che vuole donare proprio l’oggetto che da tanto tempo stanno cercando, tra le tante categorie disponibili, dal collezionismo, ai giocattoli passando per l’arredamento e i grandi elettrodomestici.

Ecco allora che una semplice applicazione da tenere sempre nel nostro smartphone o sul nostro tablet, diventa uno strumento per dare nuova vita alle cose e una nuova opportunità alle persone. Gli Amministratori pubblici, gli esponenti di associazioni, gli studenti, possono proporre ai loro concittadini Riciclario che tra tutte le sue indispensabili funzioni, ha anche questa di “luogo virtuale” in grado di cambiare il corso della vita degli oggetti e “salvarli” dal conferimento rifiuti.

Questo è anche Riciclario. Un insieme di idee prima che una App, a beneficio dell’ambiente e dell’economia familiare.

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