A Natale, niente spreco alimentare.

Tutte le volte che sprechiamo, gettiamo, distruggiamo cibo ancor buono per essere consumato, facciamo “spreco alimentare”.  Combattere lo spreco alimentare e le sue conseguenze ambientali è importantissimo: a volte bastano semplici azioni da parte di noi cittadini, produttori, rivenditori, ristoratori e imprese per raggiungere una migliore sostenibilità ambientale.

spreco alimentare

Ricordate il film Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante? Un ristorante a Londra, un proprietario rozzo e violento con una moglie succube e indifesa, un manipolo di delinquenti, un bravo cuoco francese e poi un signore colto, elegante, educato. Il colto signore, libraio di professione e l’indifesa signora nel film si lasceranno travolgere da una focosa passione. Peccato che alla fine (perdonate lo spoiler) il colto signore finirà prima ammazzato e poi in tavola come lauto pranzo servito dalla moglie fedifraga al violento marito. Questo film del regista gallese Greenway è la metafora perfetta dello spreco alimentare. Una situazione che ci sfugge di mano e chissà un domani ci renderà cannibali.

Cosa è lo spreco alimentare?

Ma cosa è esattamente lo spreco alimentare? Tutte le volte che sprechiamo, gettiamo, distruggiamo cibo ancor buono per essere consumato, facciamo “spreco alimentare”. Si calcola che ben un terzo del cibo prodotto vada a finire nella spazzatura (dati FAO del 2011). Se poi associamo a questo dato, la necessità di dover produrre sempre più cibo per sfamare la crescente popolazione del mondo, ci rendiamo conto di come questo spreco sia illogico prima che dannoso. Con il solo spreco di potrebbe infatti dare da mangiare a due miliardi di persone. La lotta allo spreco alimentare è quindi una di quelle battaglie difficili e imprescindibili che si gioca soprattutto sugli squilibri e la disuguaglianza sociale tra chi il cibo lo spreca e chi non ne ha.

Ma lo spreco alimentare avviene soltanto a tavola? Quello dei pasti troppo abbondanti è solo un aspetto dello spreco. In realtà lo spreco si manifesta in tutte le fasi che portano un cibo, preparato o meno, dal campo alle nostre tavole imbandite. Quando si spreca cibo infatti, si sta sprecando molto di più. Terra, acqua, luce, costi di trasporto, fertilizzanti … e tutto l’inquinamento ambientale legato alla produzione delle merci stesse. Pensiamo ad esempio all’acqua necessaria per produrre un chilo di carne, quello che in gergo si chiama water footprint. Molte fonti parlano di 15.000 litri di acqua per produrre un chilo di carne – ammesso che questo calcolo sia eccessivo, poiché include anche il dato relativo alle coltivazioni agricole finalizzate a produrre alimenti per animali, ed è costituito per la maggior parte da ‘green water‘, ovvero acqua piovana, fonte rinnovabile e tra le più sostenibili – si tratta pur sempre di uno spreco di risorse significativo. Ma non solo. Tanto per capirci (dati Fao del 2013) l’impronta di carbonio del cibo prodotto ma non mangiato e quindi sprecato ogni anno viene stimata in 3,3 miliardi di tonnellate di Co2! E’ chiaro quindi quanto lo spreco dal produttore al consumatore si ripercuota negativamente sull’ambiente, in termini di consumo di suolo, di cambiamento climatico, di sfruttamento di risorse idriche e di biodiversità.

Insomma già a tavola, con la forchetta in mano, il tovagliolo al collo e i nostri bucatini alla amatriciana fumanti di sugo al guanciale e profumati di pecorino … rischiamo di minacciare il nostro futuro.

E non tutti i settori sprecano nello stesso modo. Tra i tanti sprechi alimentari possibili quello in agricoltura è uno dei più seri. La Fao ha stimato le fasi dello spreco: il 32 per cento – ovvero 510 milioni di tonnellate di materiale – si sprecano durante la produzione agricola; il 22 per cento – pari a 355 milioni di tonnellate – nelle fasi immediatamente successive alla raccolta; l’11 per cento – 180 milioni di tonnellate – durante la trasformazione industriale; il 13 per cento – 200 milioni di tonnellate – durante la distribuzione. Gli esperti sono giunti alla conclusione che per ridimensionare questo spreco si dovrebbe iniziare con l’incentivare le produzioni agro ecologiche di piccola scala, l’agricoltura contadina che trova sbocco nei mercati locali e le cooperative tra produttori e consumatori.

La situazione in Italia

E in Italia quale è la situazione? Se è vero che l’Italia è il paese della buona cucina e degli alimenti sopraffini, è ovvio che nello spreco siamo tra i “migliori” al mondo: basti pensare che a livello nazionale sprechiamo 2,2 milioni di tonnellate di cibo all’anno, per un costo complessivo di 8,5 miliardi di euro (lo 0,6% del Pil). Secondo alcuni dati del Ministero della Agricoltura, ogni anno in Italia finiscono nella spazzatura 12 miliardi di alimenti. Per sensibilizzare le famiglie il Ministero ha elaborato un decalogo delle azioni che ogni nucleo familiare dovrebbe compiere quotidianamente per ridurre lo spreco alimentare: si tratta di consigli a volte persino banali ma sicuramente necessari, visti i numeri dello fenomeno in Italia. Con piccoli accorgimenti le famiglie possono quindi risparmiare ed evitare di sprecare cibo.

Quando facciamo la spesa:

  1. Prima della spesa, controlliamo in dispensa e in frigorifero e scriviamo una lista dei prodotti che servono effettivamente
  2. Acquistiamo prodotti freschi più spesso e in quantità giusta
  3. Scegliamo frutta e verdura con la giusta maturazione
  4. Se acquistiamo prodotti preconfezionati, scegliamo la quantità adatta ai miei bisogni
  5. Leggiamo sempre l’etichetta per conoscere la scadenza

A casa:

  1. Se facciamo scorte di prodotti, consumiamo prima quelli con la data di scadenza più vicina o comprati prima
  2. A tavola serviamo porzioni adeguate senza esagerare nella quantità. Se mangiamo al ristorante chiediamo la family bag o la doggy bag
  3. Ricordiamo che in frigorifero, ogni ripiano ha la sua temperatura che permette di conservare in maniera ottimale i cibi
  4. Conserviamo bene i prodotti con le confezioni già aperte
  5. Se abbiamo avanzi nel frigorifero li impieghiamo per realizzare nuove ricette

Sull’etichetta è importante distinguere tra:

  1. Data di scadenza (se leggiamo “da consumarsi entro” significa che oltre quella data non dobbiamo consumare il prodotto)
  2. Termine minimo di conservazione (se leggiamo “da consumarsi preferibilmente entro” significa che possiamo consumare il prodotto oltre la data riportata senza rischi per la salute).

L’Italia si sta comunque muovendo anche a livello normativo. Il 14 settembre 2016 è entrata in vigore la legge n.166/16 o “Legge Gadda” contro gli sprechi alimentari e farmaceutici. E’ una legge importante perché rende l’Italia un Paese all’avanguardia in Europa e nel mondo regolando le donazioni degli alimenti invenduti con misure di semplificazione e incentivazione. Come riportato nel sito del Banco Alimentare Onlus  – una delle principali realtà italiane impegnata con attività e campagne di sensibilizzazione per combattere lo spreco e recuperare il cibo ancora buono, nonché redistribuire il cibo ancora buono dandogli di nuovo valore – questa normativa prevede tra le altre cose:

  • agevolazioni amministrative per i donatori attraverso la semplificazione delle procedure di donazione rispetto alla distruzione;
  • possibilità per le autorità di donare gli alimenti oggetto di confisca alle organizzazioni non profit;
  • incentivazione del valore prioritario del recupero di alimenti per il consumo umano per evitare la distruzione; qualora non possibile l’utilizzo umano valorizza il recupero per uso zootecnico o energetico;
  • incoraggiamento dei rapporti con il mondo agricolo per la raccolta in campo;
  • introduzione della possibilità per i comuni di incentivare chi dona alle organizzazioni non profit con una riduzione della tassa dei rifiuti.

In un famoso film degli anni settanta, non fatelo vedere ai vostri bambini, “La grande abbuffata” i protagonisti mangiano fino a scoppiare, rappresentando in questo modo come la società dei consumi eccessivi porti all’autodistruzione. Ma c’è qualcuno che ogni giorno prova a mettere un argine a questo dilagare di spreco, qualcuno che prova. Vi citiamo alcune significanti iniziative.

Come contrastare lo spreco alimentare

Tra le tante iniziative di chi è impegnato nella lotta allo spreco, citiamo una realtà che affianca aziende e istituzioni nel recuperare i beni invenduti per riutilizzarli per fini sociali. In questo modo si riducono i costi e impatti di smaltimento e si sostengono le face più deboli.  Si tratta di Last Minute Market un’impresa nata proprio per affiancare le aziende della Grande Distribuzione Organizzata nel recupero delle eccedenze alimentari e che negli ultimi anni ha ampliato il suo campo di azione anche ad altre tipologie di beni non alimentari come i farmaci con azioni di educazione, formazione e comunicazione. Si, perché la verità è che anche questa battaglia si vince sul terreno della comunicazione.

Un’altra proposta interessante è quella di Equoevento Onlus: il cibo non consumato che avanza nei piccoli e grandi eventi, viene ritirato e donato a enti caritatevoli, case famiglia, poveri e bisognosi. Dati statistici stimano infatti che il cibo sprecato in un evento sia intorno al 10%. Sottraendo il cibo alla logica dello spreco si effettua un’azione di sostenibilità, perché da potenziale rifiuto il cibo in eccesso diventa importante risorsa.

Tra le proposte virtuose citiamo infine “Recuperale” una birra artigianale realizzata utilizzando eccedenze alimentari di qualità destinate ad essere sprecate, fatta insieme a detenuti inseriti in un percorso di reinserimento: insomma una birra che recupera cibo e persone, che dà una seconda possibilità a materie prime eccellenti destinate ad essere sprecate, e a persone che cercano un reinserimento sociale.

La strada è quindi segnata. Un percorso è possibile. Il primo passo è senz’altro quello dell’educazione alimentare e nutrizionale. Al cibo va dato il giusto valore culturale, sociale ed economico, evitando per cominciare spettacolarizzazioni ed eccessi commerciali che sono all’origine dello spreco, e garantendo così condizioni condivise, eque e sostenibili di produzione e di accesso al cibo.

Un secondo passo è quello del riuso. Se proprio non si riesce a fronteggiare lo spreco, immaginiamo un banchetto di nozze o una festa per migliaia di persone, proviamo almeno a riutilizzare il cibo non distribuito. Gli esempi virtuosi gli abbiamo citati. In America esiste la “doggy bag” letteralmente, busta o borsa per il cane, in realtà un bel modo per portare a casa gli avanzi del proprio pasto non ultimato al ristorante. Un terzo passo è quello di creare nuovi legami tra istituzioni e gruppi di ricerca nazionali e internazionali insieme alla possibilità di condividere dati ed elaborazioni per colmare importanti lacune conoscitive.

Conclusioni: semplici azioni per raggiungere una migliore sostenibilità ambientale. 

Combattere lo spreco alimentare e le sue conseguenze ambientali è importantissimo: a volte bastano semplici azioni da parte di noi cittadini, produttori, rivenditori, ristoratori e imprese per raggiungere una migliore sostenibilità ambientale. La redazione di Riciclario.it vi consiglia proprio di partire dalla nostra App.

Grazie a Riciclario si aumenta l’efficacia dei servizi offerti dai Comuni ai cittadini, si facilita la comunicazione tra cittadino, Comune e Azienda ma soprattutto si può migliorare la qualità dei rifiuti differenziati. Il cibo che avanza sulle nostre tavole e non può essere ricondiviso deve essere almeno avviato al compostaggio. La pratica dell’auto-compostaggio (nella App la funzione è “Compostaggio domestico”) è un metodo semplice, sicuro ed efficace per produrre meno rifiuti, avere un ritorno economico ed aiutare l’intera comunità.

Sempre grazie a Riciclario (nella App la funzione da utilizzare è “Raccolte Disponibili”) puoi inoltre consultare tutte le raccolte attive nel tuo comune e ricevere informazioni dettagliate su giorni e orari di conferimento nonché conoscere l’esatta posizione delle raccolte stradali presenti o l’ubicazione dei contenitori delle raccolte speciali (come ad esempio i farmaci scaduti o le pile esauste).

Infine ricordiamo che alcuni Comuni possono in attuazione alla Legge Gadda consentire agli operatori del settore alimentare di presentare un “progetto di donazione” delle proprie eccedenze alimentari e ottenere così una riduzione percentuale della tassa sui rifiuti (TARI). Gli utenti commerciali (nella App la funzione da utilizzare è “La Mia Tari”) possono non solo tenere sotto controllo la propria posizione TARI, ma visualizzare, nei Comuni ove previsto, lo sconto sulla Tari per chi dona eccedenze alimentari, in genere proporzionale alla quantità di cibo donato.

Per concludere, insieme agli auguri di buone feste, un consiglio per il periodo natalizio: come sapete, un alta percentuale degli alimenti che compriamo durante le feste di Natale non verrà consumato e sarà buttato. Comprate solo ciò che serve. Puntate all’essenziale, preferendo la qualità alla quantità, otterrete una tavola meno imbandita, ma di certo più saporita e più equa per il futuro del mondo.

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