Il rating di sostenibilità degli imballaggi

Le aziende migliori si riconoscono dal packaging.

Siamo andati a fare la spesa. Mele confezionate. Prosciutti confezionati. Acqua in bottiglia. Tonno in scatola. Scatole di cartone, vassoi di plastica, vaschette in polistirolo, pellicole e bottiglie di plastica, vasetti e bottiglie di vetro, sacchetti di carta. Abbiamo un carrello della spesa che pesa più di imballaggi che di merce. Imballaggi che il più delle volte finiscono nell’indifferenziata.

Ok, ma a cosa serve un imballaggio? A proteggere. L’alimento dall’ambiente e l’ambiente dall’alimento. A informare. Raccontare al consumatore ingredienti, scadenze, brand, origini. A trasportare. Rendere fruibile, conservare, trasferire e distribuire i prodotti.

Ecco allora che un imballaggio si trasforma in una parte integrante del prodotto quando soddisfa non solo esigenze di sicurezza, come ad esempio in campo alimentare, ma riesce a fornire un valore aggiunto al prodotto e a rendere riconoscibile un brand.

E’ il packaging bellezza! E ci accorgiamo di lui solo dopo averlo accumulato, quando si trasforma in rifiuto che non sappiamo come smaltire.

Ma pensiamo positivo. Negli ultimi due decenni i livelli di riciclo degli imballaggi nel mondo sono aumentati in modo significativo. Poi ci sono le nuove tecnologie, fondamentali nel garantire che il packaging per il cibo e le bevande siano il più possibile riciclabili. Il compromesso è dunque tra un packaging che garantisca la protezione dei beni e soprattutto degli alimenti (evitandone lo spreco) e al tempo stesso non sia troppo pesante, questo per migliorare la sua sostenibilità e mantenere bassi i costi di trasporto.

Una guida per comprendere l’importanza degli imballaggi

Interessante è a questo proposito il punto di vista che l’Unione Nazionale Consumatori, in collaborazione con l’Istituto Italiano Imballaggio, ha sintetizzato in una guida per aiutare i cittadini a comprendere l’importanza degli imballaggi e i punti di tangenza con un approccio green.

Nella guida viene anche indicata la carta etica del packagingun documento aperto che sollecita l’impegno di tutti i soggetti coinvolti nella progettazione, nella produzione, nell’utilizzo degli imballaggi. Tra i dieci principi presenti nella “carta etica” citiamo i primi tre: “responsabili” sono gli imballaggi portatori di qualità, che coniugano tutela dell’ambiente e rispetto delle esigenze di tutti gli utenti; “equilibrato” è il packaging quando è pensato e progettato con una giusta relazione con il contenuto ed è il risultato di ciò che è necessario per una sua corretta diffusione; “sicuro” è l’imballaggio che dà conto della propria tracciabilità, dei processi della sua filiera di produzione.

Insomma, come sostenuto di recente nel corso dell’evento “Talks on tomorrow” da alcuni esperti, per sostenibilità non dobbiamo riferirci sempre e solo all’aspetto ambientale. Andrebbero considerati anche altri due aspetti, che sono quello sociale e quello economico perché “tutti i materiali che vengono recuperati generano lavoro, fanno crescere l’economia”. Semmai il vero problema è l’overpackaging, ovvero l’eccessivo imballaggio che avvolge i prodotti. E non bisognerebbe trascurare – sempre come sostenuto nel corso dell’evento citato – che l’imballaggio nel settore alimentare e sinonimo di sostenibilità che è legata al fatto che “un packaging riesce a conservare un cibo più a lungo. Un cibo che si degrada e deve essere buttato è insostenibile”.

Le caratteristiche dell’imballaggio eco-sostenibile

Comunque la pensiate sul packaging, qualcosa si muove. Pensiamo all’e-commerce e alla filiera della carta. In Italia i pacchi provenienti dall’e-commerce sono realizzati per il 90% con carta riciclata. Ogni mese in Italia le consegne superano quota 20 milioni e cosa tutt’altro che secondaria è il valore che i compratori danno alle aziende che hanno a cuore l’ambiente. Secondo una ricerca Netcomm, per l’80% degli e-shopper italiani un packaging ecosostenibile è sinonimo di attenzione dell’azienda nei confronti dell’ambiente e in qualche modo è una informazione che guida la scelta.

Ma quali dovrebbero essere in sintesi gli elementi da prendere in considerazione per trasformare un packaging anti-ecologico “vecchia maniera” in qualcosa di più sostenibile?

Proviamo a fare una lista:

  • il design: non tutti i disegni sono funzionali all’utilizzo e al trasporto di una merce. Un design ecologico è quello che riduce i volumi e il peso dei materiali impiegati, mantenendone inalterate le funzionalità;
  • il coinvolgimento degli utenti: costruire per i consumatori e con i consumatori una forte consapevolezza dei consumi e delle conseguenze, positive e negative, delle loro scelte;
  • l’innovazione: un utilizzo continuo di materiali innovativi e ad alta riciclabilità;
  • la raccolta differenziata: la capacità delle istituzioni di rispondere agli sforzi delle imprese promuovendo la differenziata in modo tale da consentire il massimo recupero delle componenti di packaging;
  • la riduzione dei materiali: uno sforzo per ridurre non solo complessivamente i materiali utilizzati, ma soprattutto gli imballaggi secondari e terziari che si aggiungono a quello “primario”.

Chiariamo una cosa che si evince da questa lista: l’impegno sulla sostenibilità è un impegno collettivo, non può essere individuale. Insomma se come gruppo di cittadini facciamo un ottimo lavoro per ridurre gli sprechi e differenziare i rifiuti e la nostra amministrazione non ci supporta, possiamo fare ben poco. Stessa cosa per una impresa che voglia ridurre l’impatto del suo packaging e che alla fine venga “punita” dai suoi stessi consumatori, che finiscono per scegliere imballi bellissimi, pesantissimi e indifferenziabili.

L’Europa non sta a guardare. Anzi.

A livello europeo, nel settore degli imballaggi, è stata introdotta la definizione di imballaggio riutilizzabile e imposta l’adozione di misure volte a incoraggiare l’aumento della percentuale di imballaggi riutilizzabili immessi sul mercato, nonché dei sistemi per il riutilizzo degli imballaggi e consigliando misure che prevedano:

  • l’utilizzo di sistemi di restituzione con cauzione;
  • la fissazione di obiettivi qualitativi o quantitativi;
  • l’impiego di incentivi economici;
  • la fissazione di una percentuale minima di imballaggi riutilizzabili immessi sul mercato ogni anno per ciascun flusso di imballaggi.

Viene, inoltre, consentito che uno Stato membro possa decidere di conseguire un livello rettificato degli obiettivi di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio, tenendo conto della quota media, nei tre anni precedenti, di imballaggi riutilizzabili immessi per la prima volta sul mercato e riutilizzati. è possibile detrarre la quantità di imballaggi riutilizzati entro un massimo di cinque punti percentuali dagli obiettivi di riciclo.

Alcune best practices degli imballaggi

Tante sono comunque le novità e le aziende che si stanno già muovendo in questa direzione. Ad esempio l’azienda inglese Deliveroo collabora con diversi ristoranti, dando loro un imballaggio ecosostenibile per il cibo da consegnare a domicilio con prodotti riciclabili o almeno biodegradabili. Un altro caso è quello di Lidl che ha annunciato di ridurre l’impiego di materiali plastici di almeno il 20%, puntando sugli imballaggi sostenibili. Il percorso individuato è quello di rivedere il packaging e repackaging delle proprie “private label”, che rappresentano circa l’85% dell’assortimento secondo l’azienda.

Importante è anche l’iniziativa del Conai (scadenza il prossimo 30 giugno), che annualmente promuove un bando per le aziende che hanno investito in attività di prevenzione rivolte alla sostenibilità ambientale dei propri imballaggi, agendo su almeno una delle seguenti leve: riutilizzo, facilitazione delle attività di riciclo, risparmio di materia prima, utilizzo di materie provenienti da riciclo, ottimizzazione della logistica, semplificazione del sistema di imballo e ottimizzazione dei processi produttivi.

Conclusioni

Per concludere, una curiosità ci viene svelata da una ricerca del Dipartimento Behavior and Brain Lab dell’Università Iulm di Milano: siamo consapevoli che per fare in modo che un prodotto colpisca nel segno, bisogna far leva sulla sua capacità di suscitare emozioni nel consumatore … ebbene, il 65% dei consumatori esprimono preferenza per carta e cartone rispetto ad altri materiali e, al contempo le persone associano a questi materiali più velocemente un significato positivo.

Ecco quindi in sintesi il percorso, la grande sfida, che attende il mondo del packaging e senza enfasi l’umanità intera: ridurre peso e volume degli imballaggi, utilizzare materiali riciclabili o provenienti da fonti rinnovabili gestite in modo sostenibile, ricercare ed utilizzare materiali innovativi, ottimizzare la logistica, migliorare la gestione di smaltimento dei rifiuti, arrivare a “zero scarti”, riciclare e riutilizzare.

Da oggi anche Riciclario può aiutarci a capire meglio la sostenibilità di ciò che acquistiamo a partire dal suo packaging. La chiave è nel codice a barre e per Riciclario il codice a barre di un prodotto ha un valore importante. Grazie alla funzionalità “scan code” presente nella nostra applicazione è oggi possibile conoscere il rating di sostenibilità di un prodotto oltre che individuare il giusto conferimento dell’imballaggio. La funzionalità è stata pensata come un progetto “aperto” dove chiunque può contribuire inserendo dei prodotti non ancora presenti, e favorendo così il costante aggiornamento dell’applicazione. Limitare il peso e il volume dell’imballaggio al minimo necessario per garantire il livello di sicurezza, igiene e accettabilità per il consumatore, ridurre al minimo la presenza di sostanze e materiali pericolosi nel materiale di imballaggio o nei suoi componenti, concepire un imballaggio riutilizzabile o recuperabile per compostaggio, biodegradazione o per recupero di energia, sono i principi chiave a cui anche il nostro progetto vuole ispirarsi.

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