Made Green in Italy, la certificazione italiana dell’impronta ambientale. Molto più di un logo.

Sono ovunque. Raccontano storie. Suscitano emozioni. Ci danno un senso di appartenenza. Ci fanno riconoscere. Svelano qualcosa di noi. Hanno un valore commerciale. A volte garantiscono al posto nostro. Di cosa stiamo parlando? 

Parliamo dei loghi. Il logo è l’abbreviazione di logotipo, cioè la raffigurazione grafica di un brand, di una marca, di un servizio e a volte anche di una persona … basti pensare al 46 di Valentino Rossi o al CR7 di Ronaldo. Ecco oggi vogliamo parlare di un logo che a noi piace particolarmente, non tanto per il lavoro artistico di carta, colori e matita che lo contraddistingue ma per l’obiettivo che si pone.

Made Green in Italy

Ci riferiamo al logo Made Green in Italy , al suo significato, ma soprattutto al suo uso. Di cosa si tratta? In breve, se un produttore intende certificare i propri prodotti Made Green in Italy”  presenta una richiesta al Ministero dell’Ambiente e, se i prodotti rispondono alle caratteristiche di legge, può ottenere il logo Made Green in Italy” , la cui licenza d’uso dura 3 anni. Ma cosa significa Made Green in Italy” ? Diciamo che è un modo innovativo di raccontare e certificare, per chi lo acquista, la qualità di un prodotto anche dal punto di vista del suo impatto ambientale: in altri termini, con questa iniziativa chi ha pensato a questa norma e realizzato questo logo ha voluto compiere un passo importante per evidenziare come i prodotti italiani possano essere considerati non solo di elevata qualità, ma anche prodotti “verdi”.

Il concetto di Impronta Ambientale

Facciamo un piccolo passo indietro. Per comprendere l’importanza di questa certificazione dobbiamo ricordare prima un concetto, quello di “impronta ambientale”. Si tratta di un metodo che si basa sull’analisi del ciclo di vita e che consente di individuare l’impatto ambientale di un prodotto in termini ad esempio di emissioni di gas serra, di consumo idrico o di consumo di risorse.

L’obiettivo, che si è realizzato attraverso un lungo percorso legislativo, è stato quindi quello di realizzare uno schema certificativo nazionale, italiano, sull’impronta ambientale di prodotto. Si è creato così un legame tra la dichiarazione di sostenibilità dei prodotti e la loro “italianità”: lo schema legislativo e il logo collegato, rappresentano proprio per questo uno strumento per incrementare la competitività del sistema produttivo italiano in un contesto, sia sui mercati nazionali che internazionali, dove ogni giorno aumenta la domanda di prodotti ad elevato valore ambientale.

Dal punto di vista legislativo l’iter si è concluso da poco poiché il 29 maggio scorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale 21 marzo 2018 n.56, recante il “Regolamento per l’attuazione dello schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti, denominato appuntoMade Green in Italy”, che a sua volta faceva riferimento all’Art. 21, comma 1, della Legge 221/2015. Il provvedimento è entrato in vigore il 13 giugno 2018. Il marchio è del Ministero dell’Ambiente, rilasciato su domanda dei produttori dopo la verifica dei requisiti necessari.

In termini pratici questa “verifica” riguarda gli impatti sull’ambiente che può avere l’estrazione di una materia prima, il suo trasporto, la sua lavorazione (ad esempio le sostanze necessarie, le emissioni sull’ambiente, etc.), nonché tutto il processo produttivo fino alla distribuzione per la vendita, la gestione del prodotto a fine vita e il futuro rifiuto da smaltire.

Come utilizzare il marchio Made Green in Italy”

L’uso del marchio non è quindi immediato, ne scontato. Il diritto di utilizzare il logo può essere sospeso o revocato in caso di inosservanza delle disposizioni del decreto e l’iter prevede molti passaggi “burocratici” per coloro che vogliono aderire.

Prima di tutto dovranno essere definite delle “regole di categoria” per classi di prodotto, su iniziativa di soggetti pubblici o privati, come ad esempio un gruppo di aziende produttrici: questo significa effettuare uno studio di valutazione dell’impronta ambientale per il prodotto per il quale si vuole ottenere il marchio.

I risultati dello studio andranno poi descritti in una “dichiarazione di impronta ambientale di prodotto” la cosiddetta “Diap”: si tratta quindi di produrre un documento, in forma di autocertificazione, che attesti la conformità a tutte le pertinenti disposizioni di legge relative all’impatto sull’ambiente del prodotto considerato.

A questo punto inviato lo studio di valutazione dell’impronta ambientale e la Diap al Ministero dell’Ambiente si avvierà una procedura, comprendente sia un’analisi documentale sia un controllo ispettivo presso il soggetto richiedente, effettuata da un verificatore di parte terza indipendente e accreditato.

Infine, fatto questo e ottenuto il riconoscimento del Ministero, potranno essere chieste le relative licenze per l’uso del marchio. Per approfondire l’argomento si può seguire questo link.

Si tratta di una certificazione ecologica di III tipo, secondo la norma UNI EN ISO 14025:2002, basata sugli impatti individuati secondo la metodologia LCA – Life Cycle Assessment, che garantisce l’oggettività della valutazione in ottica business to business. È importante ribadire che non è obbligatoria.

Benefici per le imprese, per i prodotti e per i cittadini

Come tutte le certificazioni, anche questa può aumentare la “credibilità” di una impresa o di un prodotto e giocare un ruolo in termini di marketing aziendale. Da una parte le imprese che di fatto attraverso questo logo si impegnano – ad esempio – alla diminuzione del consumo di acqua, al miglioramento della qualità delle acque di scarico, a diventare una compagnia a “rifiuti zero” o a minimizzare l’impatto ambientale dovuto ai prodotti chimici usati lungo tutto il ciclo vita. Dall’altra i consumatori, i fornitori, gli acquirenti, che privilegiando l’acquisto di prodotti green, si accertano che il contributo che possono dare al miglioramento ambientale tramite questa scelta è chiaro, misurabile, tangibile.

Per noi consumatori, sulla base degli stretti e dettagliati criteri delle normative che regolano il rilascio del marchio, nasce quindi l’opportunità di acquistare un prodotto che abbia conseguenze positive sull’ambiente; nel nostro Paese si spera che siano sempre più coloro che desiderano credere in questa prospettiva.

Conclusioni

L’obiettivo possibile diventa quindi quello di realizzare una comunicazione trasparente verso i cittadini-consumatori che grazie alla presenza del logoMade Green in Italy”  hanno la possibilità di comparare tra loro le prestazioni ambientali dei diversi prodotti presenti sul mercato.

Anche l’App Riciclario è in sintonia con questa filosofia che punta alla promozione di modelli di produzione e consumo responsabili, coerentemente a quanto definito dalla strategia europea sull’economia circolare.

Riciclario può dire la sua, ad esempio, attraverso l’utilizzo della funzione “scan code”, grazie alla quale oltre a facilitare il riconoscimento dei prodotti da differenziare, informa i consumatori attraverso un rating di sostenibilità dei prodotti.

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