Riciclare la carta: un impegno indispensabile per le generazioni che verranno.

La valorizzazione e la corretta gestione dei rifiuti ha inizio proprio con la raccolta differenziata che tutti siamo chiamati a fare. Con il riciclo della carta realizziamo la re-immissione nel processo produttivo di questa importante risorsa evitando la dispersione nell’ambiente del materiale cartaceo non più utilizzabile.

Ve la ricordate l’emozione di aprire la cassetta delle lettere al ritorno dalle vacanze? Cartolina del Golfo di Napoli, cartolina dal Lago di Bolsena, cartolina dall’Austria, cartolina dalla Sardegna con i costumi tipici … che bella abitudine, che momento di riflessione, quanta educazione, quanto amore e quanta cultura c’era nell’invio di una cartolina ad un amico. Entusiasmante riceverle, bello inviarle. Un gesto esclusivo, un momento di pausa da dedicare a qualcuno a cui tenevamo. Niente. Quest’estate riceveremo solo fiumi di immagini digitali tramite il nostro social network preferito. Boccucce a paperella per nascondere le rughe, videocronache dei figli degli altri dalla pappetta al pannolino, pelli abbronzate, discoteche straripanti e pizze strabordanti. Insomma sul nostro smartphone, pronte per andare perse o cancellate alla prima occasione, valanghe di foto per i feticisti delle vacanze.

Ok, qualcuno dirà … va bene la poesia perduta, il romanticismo della cartolina, ma vuoi mettere quanta carta stiamo risparmiando grazie alla digitalizzazione delle immagini e delle informazioni? Certo, la produzione di carta a livello mondiale sta diminuendo, ma a quanto pare poco e troppo lentamente. Meno di quanto possiamo immaginare. Una ricerca inglese  ha messo in luce, ad esempio, una controtendenza legata alla produzione di carta per i libri: soprattutto i più giovani considerano oggi il libro sempre di più come una pausa dall’universo di device e social media in cui sono immersi e per questo motivo stanno tornando a preferire la carta. Ecco comunque alcuni dati che si riferiscono al 2013: sono state prodotte 400 milioni di tonnellate di carta e cartone, tante, troppe, di cui, oltre la metà per imballaggio e confezionamento, un terzo per stampanti e giornali e il restante per gli indispensabili tovaglioli e fazzolettini usa e getta, carta igienica e così via. Una curiosità: è vero che tutti nel mondo usiamo troppa carta, ma ci sono alcuni paesi, che da soli gestiscono la metà di questa enorme produzione e sono Cina, Stati Uniti, Giappone e Germania.

Come si produce la carta?

A proposito di produzione, come si produce la carta? Per valutare l’impronta ecologica correlata all’impatto che ha la carta sull’ambiente basti pensare che il materiale più comunemente usato per realizzare la carta è la polpa di legno o di cellulosa proveniente da un legno tenero come l’abete o il pioppo. In teoria il legname utilizzato dall’industria cartaria proviene da foreste gestite con criteri che mirano a migliorarne la qualità e la quantità, salvaguardando nel frattempo la fertilità del suolo. Bisogna però aspettare che gli alberelli diventino grandi: i faggi diventano adulti in sessant’anni, i pini in vent’anni.

Ecco come funziona: per cominciare i tronchi, privi di corteccia, sono trasferiti all’interno di grandi macine dove vengono sminuzzati (i cosiddetti chip) e poi trasformati in pasta di carta vergine. Poi si passa al lavaggio dove ovviamente si consumano parecchie risorse idriche; quindi alla cottura alcalina dove è necessario raggiungere alte temperature che tradotto significa un alto dispendio energetico; la pasta così ottenuta viene trattata con cloro o biossido di cloro, (ma anche con ossigeno e idrogeno perossido che hanno un minor impatto ambientale) per essere sbiancata. Giunta a questo punto la cellulosa viene inviata come materia prima alle cartiere. Qui viene fatta drenare su una tela che scorre continuamente affinché le fibre si concentrino e si compattino fino a formare un foglio che inizialmente contiene circa l’80% di acqua.

Insomma la produzione della carta per quanto indispensabile, può avere molte ripercussioni: deforestazione, eccessivo utilizzo di energia, il trasporto della materia prima, l’inquinamento idrico provocato dalle cartiere, il rilascio di metalli pesanti come il mercurio e il nichel, e via dicendo. Va detto che l’industria cartaria, specie quella italiana, si è costantemente impegnata nella ricerca tecnologica dedicata alla tutela dell’ambiente e in particolare nella lotta contro il taglio illegale degli alberi, dotandosi di un Codice di Condotta Volontario. Questo garantisce in teoria che le imprese cartarie non utilizzino legno tagliato in violazione delle leggi nazionali e locali, e che per la produzione venga utilizzato legno proveniente da foreste gestite in modo sostenibile. Inoltre per quanto riguarda il consumo di energia, sono in molti a sostenere che per produrre 200 kg di carta, che corrispondono all’utilizzo medio, in un anno, di un cittadino, si consumano 500 kWh di elettricità, l’equivalente di una lampadina accesa di 60w o lasciare in stand-by le apparecchiature domestiche (televisore, stereo etc.) di una famiglia media, per un intero anno.

Serve un cambio di abitudini

Comunque la pensiate, cosa fare è chiaro. Per diminuire significativamente l’impatto ambientale della produzione, ma soprattutto dello spreco di carta è necessario un cambio di abitudini, soprattutto nei paesi più sviluppati, dove la carta viene sciupata a ritmi incredibili.

Secondo Greenpeace gli italiani hanno un consumo di carta pro capite tra i più alti del mondo: circa 200 kilogrammi, cioè circa 80 risme di A4. Ciò significa che una famiglia di 4 persone “consuma” 2 alberi ogni anno. Per fortuna buone notizie per l’Italia arrivano dal 24° Rapporto Annuale Comieco sulla nostra capacità di far bene la raccolta differenziata, ormai un principio cardine del senso civico dei cittadini, sempre più attenti a differenziare carta e cartone dagli altri materiali.

Come abbiamo visto, produrre della nuova carta richiede tanti passaggi dall’estrazione della cellulosa per arrivare al prodotto finito, in particolare, è complesso separare la cellulosa dalla lignina. Tale problema non c’è invece nel caso di pasta di cellulosa riciclata. La parola d’ordine è perciò riciclare: ad esempio la carta che si utilizza comunemente nelle stampanti, una volta riciclata, ha una resa che varia tra l’80 e il 90% e la cellulosa può essere riciclata fino a sette volte prima di diventare inutilizzabile. Non solo. Produrre carta riciclata richiede il 60 per cento in meno di energia e l’80 per cento in meno di acqua rispetto alla carta vergine. L’inquinamento è molto contenuto, con il 95 per cento di polveri e altre sostanze rilasciate in meno.

Come si fa la carta riciclata?

Dalla carta si ottiene altra carta, usata per scopi diversi: se non è di grande qualità, viene trasformata in carta o cartone da imballaggio, ma dalla carta riciclata si possono anche ricavare delle fibre di cellulosa che possono essere poi impiegate nella bio edilizia.

In generale la carta da riciclare viene accumulata in grandi depositi e per prima cosa inviata in grandi vasche dette maceratori. Grazie a dei magneti vengono tolte tutte le impurità metalliche (pensiamo ad esempio alle graffette o ai punti di quaderni o riviste). Le altre fibre e gli agenti contaminanti come la colla devono essere eliminati, filtrandoli attraverso dei vagli. Dopo essere passato attraverso i vagli, il materiale, ridotto in pasta, viene spruzzato su un nastro trasportatore. Infine c’è la fase di asciugatura che prevede diversi passaggi e ogni volta la pressione e anche il calore emanato dai rulli asciugano il materiale. Quando l’asciugatura è completata il materiale si è trasformato in cartone e nella fase finale se ne controlla la qualità. Se si intende produrre carta con un buon grado di bianco si deve anche ricorrere anche a un trattamento di “disinchiostrazione”, vale a dire all’eliminazione di inchiostri, vernici e smalti. Secondo le stime dell’Agenzia statunitense EPA (United States Environmental Protection Agency) il riciclo della carta riduce del 35% l’inquinamento idrico e del 74% l’inquinamento atmosferico. Una nota dolente:  va detto che anche la produzione di carta riciclata genera a sua volta rifiuti. Come messo ben in evidenza in questo articolo di Repubblica i piazzali di molti stabilimenti italiani sono pieni di scarti che non si sa come gestire.

Ma come va conferita e riciclata la carta da noi comuni cittadini? Ecco alcuni suggerimenti che provengono sempre dal Comieco (Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica) una associazione di imprese operanti nel settore cartario. Per prima cosa se la carta, o cartone e cartoncino, è stata sporcata non può essere differenziata, così come non può essere riciclata la carta sintetica ed i materiali non cellulosici come la carta per alimenti in alluminio. Altra carta che non possiamo riciclare è quella degli scontrini o le ricevute del bancomat: sono fatti di carta termica, un tipo di carta che non contiene solo cellulosa ma anche l’inchiostro e deve essere smaltita nel contenitore dei rifiuti indifferenziati.

Ovviamente possiamo smaltire nel contenitore della carta giornali, riviste, fumetti, tutto ciò che arriva nella cassetta delle lettere come dépliant e volantini, i sacchetti della spesa in carta e i sacchetti per alimenti, le istruzioni per l’uso come quelle dei medicinali, i quaderni, i libri. Si possono smaltire poi, tutti gli imballaggi in cartone ondulato, come quelli degli elettrodomestici o delle spedizioni postali e tutti i contenitori in cartone per la frutta e verdura o le uova. Stesso discorso per il cartoncino e tutte le scatole, da quelle per le scarpe alle confezioni del dentifricio o dei detersivi e dei prodotti alimentari come le scatole dei biscotti. Discorso leggermente diverso per il Tetra Pak: Il Tetra Pak è composto da diversi materiali, tutti riciclabili. Ecco perché è importante procedere correttamente con il conferimento del materiale, per evitare sprechi e salvaguardare l’ambiente. Le regole per il corretto smaltimento dei contenitori in Tetra Pak variano da comune a comune: mentre in alcune città devono essere conferiti nello stesso cassonetto della carta, in altre devono essere destinati a quello della plastica.

Qualche piccolo accorgimento bisogna seguirlo ovviamente per far bene la nostra raccolta differenziata. Secondo i dati forniti da Assocarta infatti, nei cassonetti della carta si possono trovare tra il 5 e il 15% di altri materiali, plastica soprattutto, ma anche legno e metalli. Spesso poi si trova della carta che essendo sporca non andrebbe gettata nel cassonetto della raccolta differenziata perché non riciclabile. È bene intervenire prima di gettare la carta nel contenitore della differenziata ricordando di togliere eventuali presenze di nastro adesivo o scotch o graffette e punti metallici ed eventuali altri materiali non a base di cellulosa che fossero attaccati a carta e cartone. Inoltre è buona norma piegare bene carta e cartone per ottimizzare i volumi di spazio.

Recentemente però sono state diffuse alcune indicazioni dalla Confederazione europea dell’industria cartaria e da Assocarta in un documento dal titolo “La raccolta differenziata della carta: raggiungere i nuovi obiettivi di riciclo migliorando la qualità”. Tra queste ce ne sono un paio che potrebbero essere recepite nei prossimi mesi dal legislatore o dai regolamenti comunali. La prima è che il cartone per pizza macchiato ma senza pezzi di cibo andrebbe comunque differenziato con la carta. La seconda indicazione suggerisce ad esempio che gli imballaggi in carta multistrato realizzati con lamine di metallo, rivestimenti in plastica e basi metalliche (come per lattine, sacchetti per le patatine, bottiglie di whisky e cartoni per bevande) debbano essere raccolti separatamente da carta e cartone perché possono essere riciclati solo in cartiere predisposte a un certo tipo di lavorazione.

Cosa può fare Riciclario per migliorare la qualità della carta riciclata

Comunque, per il momento, perché la raccolta differenziata funzioni occorre non inserire carta sporca, non esporre mai la carta senza contenitore e conferirla nel giusto contenitore e ancora di più, nel caso di raccolta porta a porta, esporre il proprio contenitore esclusivamente nel giorno previsto per la raccolta. Una mano ce la può dare una App come Riciclario. Parlane con gli altri cittadini e con il tuo Sindaco, falla adottare dal tuo Comune, perché Riciclario è un indispensabile e innovativo supporto agli Enti locali e alle Aziende che svolgono servizi di raccolta rifiuti urbani: aiuta a migliorare le performance di raccolta differenziata, a ridurre la produzione dei rifiuti e a veicolare le informazioni come ad esempio quelle su come far bene la raccolta della carta da destinare al riciclo e come conferirla nei modi e nei tempi giusti.

Usando la funzione dizionario dei rifiuti presente nella App inoltre, sarà possibile per i cittadini sapere sempre dove e come gettare qualsiasi tipologia di oggetto o rifiuto. Inoltre con questa App grazie alla funzione Bacheca, è possibile scambiare gratuitamente con gli altri utenti della tua zona oggetti che possono aver perso valore ma solo per te, restando invece utili per gli altri: e questo vale anche per la carta se pensiamo ad esempio alle collezioni di riviste o fumetti o ai libri che possono sempre interessare qualcuno prima di diventare carta da macero.

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